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domenica, giugno 03, 2007

Il profumo della Signora in Nero 
regia di Francesco Barilli, Italia, 1977



Per gentile concessione dell'amico CONTENEBBIA :


Il direttore dei trucchi Euclide Santoli nell’illuminante “L’avventurosa storia del cinema italiano raccontata dai suoi protagonisti” di Fofi/Faldini dice una cosa molto divertente: “Nel film di terrore la fantasia del truccatore è importante, ma nei film di terrore la base era sempre un pittore che si chiama Bosch. Quando il regista era incerto, non sapeva, non riusciva a vedere quello che sarebbe potuto venir fuori, gli si chiedeva: “Lei consoce Bosch?” E lì si trovava tutto. Fateci caso: tutti i cinematografari sanno chi è Hyeronimus Bosch”…
Chissà se davvero tutti i “cinematografari” (termine bellissimo, tra il pionieristico ed il truffaldino) si dilettano con l’autore de Il Giardino delle Delizie: sul parmense Francesco Barilli metterei la mano sul fuoco. Nipote del musicologo Bruno Barilli, colto dandy prestato al cinema grazie a Bernardo Bertolucci (che lo volle come protagonista di Prima della rivoluzione), il Nostro esordì nella non facile arte del lungometraggio proprio con questo Il profumo della signora in nero.
Che all’epoca- anno di grazia 1974- venne accolto con annoiata sufficienza dai critici “togati”: come a dire: “E bravo il nostro Franceschino; hai voluto fare il discolaccio con ‘sta roba dell’orrore? Bene, adesso che ti sei sfogato, torna sulle righe sennò lo zio Bernardo ti fa ingoiare l’ultima annata de Le Cahier du Cinema…” Un po’ come successe a quel talentaccio di Giulio Questi quando esordì con Se sei vivo spara (1967) dopo anni d’onorata gavetta alla corte di Gassman e di Germi.
Visto oggi, col senno di poi, anche alla luce di una sempre più oggettiva catalogazione dei “generi” nella politica “alimentare” del nostro cinema, Il profumo della signora in nero cela più di un asso nella propria manica. Certo, l’opera prima di Barilli nasce sull’onda degli entusiasmi (e degli ottimi incassi) generati dalla moda “gotico-paranoica” tenuta a battesimo dal Roman Polanski di Rosemary’s baby. Dato irrefutabile: un esempio di cinema “bis” al pari- per restare in tema- di Una lucertola con la pelle di donna (1970), Tutti i colori del buio (1972) o, che so, Malabimba (1979) che però, a differenza degli altri, è girato da uno che sembra passato di lì per caso.
Ecco: Il profumo della signora in nero è senza dubbio diretto da un regista degno di questo nome: impossibile dire se da un “autore”, visto che Barilli ci ha donato solo due lungometraggi ed un cortometraggio su cui si preferirebbe glissare. A dimostrazione, comunque, del suo solido mestiere basterebbe prendere in considerazione l’accorta direzione degli attori (fra cui spicca un Mario Scaccia più ipertiroideo che mai a dar quel sentore di palcoscenico che in una produzione del genere non guasta mai) e soprattutto il sapiente uso delle locations, l’accorta scelta degli ambienti: non è da tutti trasformare il quartiere romano di Coppedè in un asfittico labirinto degli orrori: non tutti sanno illuminare i tendaggi di un salotto piccolo-borghese alla Gozzano per mostrarne le polveri sedimentate ed il putridume che si cela sotto alle sottocoppe di peltro e alla bottiglietta del rosolio…Barilli vi riesce con rara maestria, spogliando sempre di più gli interni nei quali si agita la “vittima designata” Mimsy Farmer, fino all’agghiacciante finale, a quell’osceno rito precipitato tra i chiaroscuri di uno scantinato già preludio di catacomba, eseguito in un gorgogliante silenzio e ripreso con il lucido distacco dell’esteta.

postato da: antropophagus alle ore 14:21 | link | commenti (3)
categorie: recensioni, cinema, horror, francesco barilli
martedì, aprile 24, 2007

Virus – L’inferno dei morti viventi
regia di Vincent Dawn (alias Bruno Mattei), 1980
 
In piena ondata dei morti viventi ("Zombi" di Romero e’ del ’78, "Zombi 2" di Fulci del ’79), il “Maestro” firma con uno pseudonimo omaggiante il capolavoro di Romero (che in originale si intitola “Dawn of the Dead”) uno di quei “capolavori” che l’hanno giustamente fatto assurgere nell’Olimpo del trash italico.
Immancabile, ai tempi, la collaborazione del fido CLAUDIO FRAGASSO.
 
L’inizio ha un ritmo forsennato. In un paio di minuti succede di tutto: incidente in una fabbrica chimica in Nuova Guinea con spargimento di nube tossica e conseguente zombizzazione quasi istantanea delle maestranze, sventato sequestro nell’ambasciata americana (perche’?) da parte della stessa squadra speciale che poi deve attraversare la giungla per raggiungere la suddetta centrale, salvando nel frattempo una troupe di reporter d’assalto che ai aggrega alla spedizione …
 
Fa da contraltare un’ipertrofica parte ambientata nella giungla, che scimmiotta chiaramente le situazioni di Zombi 2 (c’è pure l’accenno alla religione degli indigeni) ma con infinitamente meno classe di Fulci, ed ulteriormente appesantita dall’inserimento di scene di vita selvaggia palesemente riciclate da quei documentari che davano la notte sulle emittenti private tra una televendita e un pornazzo (tra l’altro e’ ampiamente nota la presenza in Nuova Guinea di canguri, elefanti, coyote ... ).
Degna di menzione la scena in cui, prima di entrare in un villagio di indigeni, l’inviata MARGIT EVELYN NEWTON ci offre un primo piano assolutamente gratuito del suo topless, giustificato dal fatto che sarebbe l’unico modo per essere accolti pacificamente dalla tribu’ …
 
Nella presunta Assemblea dell’Onu, dove per ovvie ristrettezze di budget, i delegati presenti non sono mai piu’ di 5-6, le superpotenze si accusano reciprocamente. A dire il vero gli scranni sembrano piu’ quelli di Montecitorio, che Mattei abbia qualche amico onorevole? 
Comunque e’ tutto un complotto dell’Occidente ricco, che per risolvere i problemi della sovrappopolazione e della fame nel mondo ha creato il virus per far si’ che le popolazioni piu’ povere si eliminino da sole …
 
Il gore, particolarmente truculento, si basa su frattaglie di macelleria (la famosa pajata di Joe D’Amato) e il make-up degli Zombi e’ veramente brutto, anche se non rasenta i livelli di ridicolezza di “Zombi Horror – Le notti del terrore” di Andrea Bianchi.
 
Sono presenti vari elementi che si ripeteranno nella produzione matteiana successiva.
Un paio di scene schifosissime con topi anticipano una vocazione che trovera’ compiuta realizzazione nel successivo “Rats - Notte di Terrore”.
Il tema degli esperimenti nocivi della corporation anticipa “Terminator 2- Schocking Dark” [N.B. da non confondersi assolutamente con l’omonimo Cameroniano con Schwarzenegger, nonostante il titolo volutamente ingannevole e la tempestiva ri-uscita in sala pochi giorni prima dell’originale]
Nelle citate opere inoltre, e aggiungiamo anche in "Robowar – Robot da guerra" (misto di Robocop e Predator girato nelle Filippine), ricorre anche il gruppo assortito di eroi in missione in un ambiente ostile, forse a causa della mancanza di veri attori cui affidare ruoli da protagonista.
Due parole infine sulla colonna sonora dei Goblin riciclata da BUIO OMEGA di JOE D'AMATO.
 
Contende la palma del piu’ brutto film di Zombi alla citata pellicola di Andrea Bianchi e al successivo Zombi 3 di attribuzione incerta tra lo stesso Mattei e Fulci (che abbandono’ le scene a meta’ lavorazione). Decisamente per amanti del trash.
 
 
 
 
P.S. un aneddoto: una volta Mattei, ad un giornalista che gli chiedeva se avesse mai filmato un lebbroso per risparmiare sul make-up, rispose: <<No, pero’ mi ha dato una buona idea>>
 
postato da: antropophagus alle ore 23:13 | link | commenti (4)
categorie: recensioni, cinema, trash, horror, bruno mattei
domenica, gennaio 14, 2007

In attesa dell'improbabile recensione sui film di Natale (quasi quasi la lasciamo così, senza parole, tanto che c'è da dire su questi film ? ) un horror coi controcoglioni!

Paura nella città dei morti viventi

regia di Lucio Fulci, Italia, 1980



Fortemente ispirata da una recensione del Dizionario dei film Stracult di Marco Giusti, ed. Frassinelli, 2004.

Il prologo e' decisamente oltraggioso nei confronti della religione. Infatti un prete (che NON e' interpretato da Luciano Rossi come riporta il Giusti, bensi' da FABRIZIO JOVINE) compie peccato mortale impiccandosi, spalancando cosi' le porte dell'Inferno. E gia' qui vediamo uno dei temi ricorrenti di Fulci, sin dai tempi di "Non si sevizia un Paperino",  l'anticlericalismo che gli ha causato tanti guai.


Nel frattempo una medium (CATRIONA MACCOLL, da questo film in poi musa di Fulci), sente la presenza di una citta' dei morti e per lo shock sembra tanto morta che la sotterrano. In una scena di grande tensione viene salvata dal protagonista (lei, in un inquadratura claustrofobica da dentro la bara, si vede il piccone abbattersi a pochi centimetri dal volto)



ed insieme partono per Dunwich, dove i morti dovrebbero risorgere nella notte di Halloween.
Li' incontrano uno psichiatra, CARLO DE MEJO, e una sua paziente, JANET AGREN, ma anche una serie di zombi scatenati agli ordini del prete zombizzato di cui all'inizio. La battaglia inizia con grande spargimento di cervelli, organi interni, sangue ovunque e vermi, vomito, bambini morti. Fulci ci mostra di tutto guadagnadosi cosi' la imperitura fama mondiale di Godfather of Gore.
Al futuro regista MICHELE SOAVI cavano il cervello dalla testa con una manata sul cuoio cappelluto, e identica sorte tocchera' piu' avanti a JANET AGREN.
DANIELA DORIA (altra vittima sacrificale preferita di Fulci: dalla pugnalata che le sfonda il cranio in "Quella villa accanto al cimitero" allo squartamento integrale dalla gola al pube in "Lo squartatore di New York") vomita, nella realtà, PAJATA di pecora ancora calda.



GIOVANNI LOMBRADO RADICE, che interpreta lo scemo del villaggio ingiustamente accusato delle morti di cui sopra, finisce col cranio trapanato.



La povera ANTONELLA INTERLENGHI (figlia del piu' famoso Franco, e' anche la ragazzina peperina di "Vacanze di Natale" dei Vanzina) e' costretta a farsi percorrere il viso dai vermi.
Il caratterista western LUCIANO ROSSI  finisce stradefunto con una croce di legno infiammata nel corpo.
"Un'altra scena raccapricciante", ricordava Janet Agren, citata nel Dizionario dei film Stracult, "fu quella del pavimento che crolla per i vermi.  In piu' questi vermi, col vento prodotto da un grosso ventilatore, dovevano finirmi in faccia". Che s'ha da fa' pe' lavora' nel cinema


Rientra tra i film del periodo aureo di Fulci (1979-1982), frutto del sodalizio con l'ottimo cast tecnico e col prodottore FABRIZIO DE ANGELIS (il quale a sua volta, passato dietro la mdp, sotto lo pseudonimo Larry Ludman ci regalera' Il ragazzo dal kimono d'oro con KIM ROSSI STUART) e rappresenta la conferma dopo il successo mondiale di "Zombi2".

Secondo il Giusti (op. cit.) Fulci <<frulla tutto, da POE a LOVECRAFT a ROMERO ma con qualche mezzo e una certa classe. Per Fulci, che lo amava molto, era un film "molto ARTAUDIANO, meno assoluto del L'ALDILA' , ma completamente libero, nella crudelta' dei fatti e delle intenzioni. Girato a Savannah, in Georgia, sempre con quel vento che spazza tutto, il vento della morte" (Segno Cinema).>> e ancora:  <<certo Fulci esagera con vermi e topi che escono dai teschi, ma il suo e' anche uno stile assolutamente personale >>
(Giusti, passim).

Per questo anche noi lo amiamo,
ed e' il nostro preferito tra gli horror del Maestro, d'accordo con la figlia ANTONELLA FULCI.

postato da: antropophagus alle ore 20:16 | link | commenti (7)
categorie: recensioni, cinema, trash, horror, pajata, lucio fulci
domenica, dicembre 17, 2006

E tu vivrai nel terrore ... L'aldila'
regia di Lucio Fulci, Italia, 1981



Prologo, girato in seppia:

Louisiana, 1927.
La folla inferocita lincia, crocifiggendo e gettando dell'acido in faccia, un pittore satanista reo di aver aperto una delle 7 porte dell'Inferno, situata nei sotterranei di un albergo.

Storia principale, a colori.

50 anni dopo Lisa (Catriona MacColl, la musa dei migliori horror di Fulci), squattrinata artista newyorkese, eredita l'albergo di cui sopra e decide di riaprirlo,



nonostante una misteriosa ragazza cieca (CINZIA MONREALE, gia' protagonista di Buio Omega, qui bionda) la inviti a desistere.



Durante i lavori di restauro, pero', cominciano a succedere fatti inquietanti e alcune morti orribili. La porta infatti si e' riaperta ed e' l'inizio della fine per l'umanita'.


Gore abbondante.
Leggendaria la fine del futuro prof. Michele Mirabella (saccente conduttore di raitre), orribilmente divorato dai ragni.



Non male anche il chiodo che trapassa il cranio, un classico fulciano (vedi Olga Karlatos in Zombi2).

La lunga scena con l'inseguimento da parte degli zombi che precede il finale mal si inserisce nello sviluppo della trama, ma fu inserita su pressione dei distributori tedeschi che avevano finanziato il film dopo che Fulci aveva avuto grande successo con Zombi 2.

Bellissima la fotografia e i caratteristici lunghi movimenti di macchina.

Rientra tra i film prodotti da FABRIZIO DE ANGELIS (il quale a sua volta, passato dietro la mdp, sotto lo pseudonimo Larry Ludman ci regalera' Il ragazzo dal kimono d'oro con KIM ROSSI STUART) che costituiscono l'apice della carriera di Fulci (1979-1982) e gli sono valsi la notorieta' mondiale. Gli altri sono: "Zombi2", "Paura nella citta' dei morti viventi", "Black cat - Il Gatto nero", "Quella villa accanto al cimitero", "Lo squartatore di New York".
E' considerato dalla critica ormai pacificamente il suo capolavoro: << ... tra i piu' visionari del fantastico italiano, e capace di creare un mondo in preda a un caos apocalittico, al di fuori di qualunque logica interna o esterna al genere. >> (Il Mereghetti, Dizionario dei film 2006)
Noi, in buona compagnia della figlia ANTONELLA FULCI, gli preferiamo in assoluto i gialli degli anni '70 ("Una sull'altra", "Una lucertola dalla pelle di donna", "Non si sevizia un paperino", "Sette note in nero") e, tra gli horror, il piu' gore Paura nella citta' dei morti viventi.

Ancora pero' non abbiamo capito cosa intendesse L'Autore quando lo definiva un horror <<alto,artaudiano>>.

Per approfondimenti sull'Autore:

Bruschini e Tentori, "Lucio Fulci, il poeta dellla crudelta'", ed. Mondo ignoto, 2004
Albiero e Cacciatore, "Il terrorista dei generi. Tutto il cinema di Lucio Fulci", ed. Un mondo a parte, 2004
postato da: antropophagus alle ore 14:34 | link | commenti (5)
categorie: recensioni, cinema, trash, horror, lucio fulci
sabato, novembre 04, 2006

DANZA MACABRA
di Anthony M. Dawson (Antonio Margheriti)
Italia, 1963



Passereste la notte di Halloween in un castello infestato da fantasmi per 10 sterline?

E' la scommessa che il proprietario del castello fa con il protagonista Alan (George Riviere), con la complicita' di un Edgar Allan Poe eccezionalmente in visita in Inghilterra (un irriconoscibile SILVANO TRANQUILLI, poi volto abituale del poliziottesco).

Li' conoscera' la bella e sconsolata fantasmessa BARBARA STEELE (l'icona del genere gotico italiano).
Si ameranno, e lui solo <<dopo>> si accorgera' che non le batte il cuore.
Durante la notte rivivra' come in un incubo le morti dei suoi predecessori e dovra' sfuggire ai fantasmi. Quando sembrera' averla scampata ...

Particolarita' del film sono proprio questi fantasmi insolitamente corporei e assetati di sangue, necessario per tornare in vita durante la Notte delle Streghe.

Interessante anche la teoria delle tre forme di vita esposta dal fantasma del medico occultista: quella corporale, la piu' fragile; l'anima, che e' eterna; e quella dei sensi, che puo' proseguire per un tempo piu' o meno lungo dopo la morte, sopratutto se questa avviene inaspettatamente.

Audace per l'epoca l'accenno al rapporto saffico tra le due fantasmesse (piu' calcato nella versione francese reperibile in dvd).

Il regista e' molto abile a creare la suspence combinando le luci (un bianco e nero bellissimo) e la musica. Ovviamente dati i tempi i cosiddetti effetti speciali non vanno oltre dei fumi e qualche dissolvenza incrociata, ma il risultato e' comunque ottimo.

Molto amato all'estero, e' considerato pacificamente anche dalla critica ufficiale il capolavoro gotico di ANTONIO MARGHERITI che si firma col consueto pseudonimo Anthony M. Dawson (Il Mereghetti gli da 3 stelle su 4).

L'Autore lo ha rifatto alcuni anni dopo col titolo NELLA STRETTA MORSA DEL RAGNO, oggetto della successiva recensione.
postato da: antropophagus alle ore 15:24 | link | commenti (2)
categorie: recensioni, cinema, horror, antonio margheriti

NELLA STRETTA MORSA DEL RAGNO
di Anthony M. Dawson (Antonio Margheriti)
Italia, 1971




Remake a colori fin troppo fedele (molti dialoghi sono proprio uguali) di DANZA MACABRA.

La trama e' la stessa, per la quale rinviamo alla precedente recensione. Le sterline in palio sono salite a 100 (Ah, l'inflazione!)

Piu' simile a un film contemporaneo rispetto all'originale. Il ritmo e' piu' veloce, anche grazie alle musiche psichedeliche, tipiche del periodo.

Il compianto ANTHONY FRANCIOSA come protagonista e' decisamente piu' simpatico di GEORGE RIVIERE, la MERCIER invece (con ridicola parrucca biondo platino) non regge il confronto con la STEELE. Silvano Tranquilli questa volta e' uno dei fantasmi. Notevole il Poe pazzo e alcolista di KLAUS KINSKI.

Comunque a nostro modesto parere, e' un buon film quasi quanto l'originale e ancora una volta Margheriti - Dawson dimostra di che stoffa era fatto.

Visto in TV da piccoli, solo qualche anno fa abbiamo scoperto il titolo. Ci ricordavamo pero' il finale e il fatto che le ore prima dell'alba sono quelle piu' buie.

P.S. Per approfondimenti su Margheriti c'e' il bellissimo SITO UFFICIALE, che riporta anche tutte le edizioni in VHS e DVD dei suoi film
postato da: antropophagus alle ore 10:41 | link | commenti
categorie: recensioni, cinema, horror, antonio margheriti
domenica, ottobre 08, 2006

PATRICK
di Richard Franklin, Australia, 1978




Patrick e' un ragazzo finito in coma dopo aver ucciso la madre e l'amante. Da 3 anni giace immobile nel suo letto d'ospedale con gli occhi stranamente aperti anche se fissi nel vuoto. La scienza medica ufficiale lo crede incapace di percepire qualsiasi stimolo esterno, ma la nuova infermiera chiamata ad accudirlo si accorge che in realta' e' perfettamente conscio di cio' che gli accade intorno ed anzi ha dei poteri telecinetici pazzeschi. A poco a poco Patrick si innamora di lei, e tutti quelli che gli vogliono male o che si frappongono al suo amore subiscono misteriosi incidenti ...

Buoni il ritmo (per l'epoca) e la suspence. Appropriata la colonna sonora ad opera di BRIAN MAY, DA NON CONFONDERSI con quello dei Queen.

Pochissimi il gore e il sesso (solo un topless in piscina).

Giudizio complessivo buono, anche se potrebbe essere un po' influenzato dalla somiglianza, piu' caratteriale che fisica, tra il protagonista e un nostro conoscente

Abatantuono-Ras milanista nel primo ECCEZZZIUNALE VERAMENTE osservando il rivale interista Sandrino il mazzolatore ridotto in coma commenta: <<sembra Patrick>>, a testimonianza della popolarita' del film all'epoca.


Puo' vantare un sequel trash italiano PATRICK VIVE ANCORA, oggetto della successiva recensione.


P.S. Grazie a PINBALL WIZARD che ci ha segnalato che alla COMET lo vendevano a soli 1,90 Euri!
postato da: antropophagus alle ore 19:23 | link | commenti (3)
categorie: recensioni, cinema, horror, richard franklin

PATRICK VIVE ANCORA
regia di Mario Landi, Italia, 1980


Patrick vive ancora - locandina americana

Pseudo seguito trash del PATRICK di Richard Franklin. In realtà quasi un rifacimento. Dall'originale riprende il ragazzo in coma con superpoteri che si innamora della sua infermiera, la macchina da scrivere che va da sola, un annegamento, persone fritte sul quadro elettrico e ci aggiunge una trama gialla (tutti i personaggi hanno un passato da nascondere come in CONTRONATURA di MARGHERITI). Il Patrick de noantri poi e' molto piu' arrapato: con la telecinesi va ben oltre le carezze dell'originale :-)

Protagonista e' il cantante GIANNI DEI <<e gia' la cosa e' non poco comica>> (Marco Giusti), a ciò si aggiunga che la sua recitazione e' terribile nel drammatico prologo che lo porta al coma, e anche dopo non regge il confronto con l'originale o con la CINZIA MONREALE di BUIO OMEGA.
Il whisky J & B invece da ottima prova di se' in numerose inquadrature.
I presunti effetti speciali sono ridicoli anche per l'epoca e gli effetti sonori alquanto fastidiosi.

Decisamente piu' interessanti invece per il pubbblico maschile i nudi integrali generosamente esibiti da tutto il cast femminile (in primis CARMEN RUSSO e MARIANGELA GIORDAN, ma anche la sconosciuta infermiera non e' male). Per eventuali spettatrici si intravede anche un pene.

Non male anche il gore: Paolo Giusti finisce impiccato per la gola ad un gancio da macellaio, Mariangela Giordano impalata (grande il primo piano della sua <<entrata principale>>, d'altronde e'abbonata alle morti atroci: in ZOMBI HORROR - LE NOTTI DEL TERRORE di ANDREA BIANCHI il figlio zombizzato le mozzica un seno), Carmen Russo decapitata dall'alzavetri dell'auto.

Peccato per il coinvolgimento nell'operazione del serio attore SACHA PITOEFF, l'invincibile giocatore de L'ANNO SCORSO A MARIENBAD di ALAIN RESNAIS.

Voto serio: PESSIMO            Voto trash: NOTEVOLE
postato da: antropophagus alle ore 19:11 | link | commenti (3)
categorie: recensioni, cinema, trash, horror, mario landi
domenica, luglio 09, 2006

La morte ha sorriso all'assassino

aka Sette strani cadaveri
di Aristide Massaccesi (1973)

La morte ha sorriso all'assassino


Primi del secolo scorso. Il caratterista psicopatico LUCIANO ROSSI (tipica faccia da film con Bud Spencer & Terence Hill) piange la salma di una donna. Cambio scena. Una carrozza corre all'impazzata verso un castello, poi all'improvviso si schianta e il cocchiere muore orrendamente. Dal relitto viene estratta la giovane Greta (la bellissima EWA AULIN, sosia di  PARIS HILTON  secondo MAX BARTENDER) che ovviamente, dopo film come Il dolce corpo di Deborah, i thriller <<lounge>> di UMBERTO LENZI e quelli di FULCI, non può non finire al centro di un torbido triangolo con marito e moglie. Uno scienziato pazzo, KLAUS KINSKI, conduce strani esperimenti su cadaveri e scopre il segreto dell'immortalita'. Ma qualcuno lo mette a tacere per sempre. E' l'inizio di una serie di delitti atroci (particolarmente efferato quello perpetrato da un gatto).
Ovviamente non vi sveliamo il resto del plot e vi lasciamo al piacere di arrivare al discusso finale, cosi' magari se lo capite almeno voi ce lo spiegate .

Aristide Massaccesi, l'uomo dai mille pseudonimi, il piu' noto dei quali JOE D'AMATO, andava giustamente fiero dell'unica opera che firo' col suo vero nome. Da ottima prova di se' come direttore della fotografia, infatti era gia' uno stimato professionista <<per conto terzi>> che comincio' ad usare pseudonimi proprio per non compromettee le possibilita' di lavoro con altri registi.
Curioso il contrasto tra le musiche allegre e le scene piu' violente.

Non ricordiamo se MAX BARTENDER o ZEFRAM COCREN  ha commentato <<al giorno d'oggi non si fanno piu' film cosi'>>. In positivo o in negativo ?

Proiettato nell'ambito della nostra RETROSPETTIVA SU JOE D'AMATO al BOLOGNETTI 2006.

postato da: antropophagus alle ore 17:29 | link | commenti (1)
categorie: recensioni, cinema, trash, horror, vicolo bolognetti, joe damato
domenica, luglio 02, 2006

Sabato 8 luglio 2006 – Vicolo Bolognetti n°2 Bologna – ore 23
(ingresso gratutito)

Buio Omega

di Joe D'Amato, 1979
con Kieran Canter e Cinzia monreale
Buio Omega

Capolavoro indiscusso del cinema di genere anche grazie alla colonna sonora dei Goblin ed agli ottimi effetti speciali – da antologia la sequenza, filmata con incredibile abbondanza di dettagli, dell’autopsia della protagonista. Oscure turbe psichiche s’impossessano di Francesco, un giovane imbalsamatore, che impazzisce dopo la morte della sua fidanzata…splatter allo stato puro, gore nei più macabri anfratti, un cult imperdibile per gli estimatori di Joe d’Amato, qui abilissimo nel creare un’atmosfera morbosa e malsana.

A cura dell’Associazione Vampiria
postato da: antropophagus alle ore 12:17 | link | commenti (7)
categorie: cinema, eventi, trash, horror, pajata, vicolo bolognetti, joe damato