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martedì, aprile 24, 2007

Virus – L’inferno dei morti viventi
regia di Vincent Dawn (alias Bruno Mattei), 1980
 
In piena ondata dei morti viventi ("Zombi" di Romero e’ del ’78, "Zombi 2" di Fulci del ’79), il “Maestro” firma con uno pseudonimo omaggiante il capolavoro di Romero (che in originale si intitola “Dawn of the Dead”) uno di quei “capolavori” che l’hanno giustamente fatto assurgere nell’Olimpo del trash italico.
Immancabile, ai tempi, la collaborazione del fido CLAUDIO FRAGASSO.
 
L’inizio ha un ritmo forsennato. In un paio di minuti succede di tutto: incidente in una fabbrica chimica in Nuova Guinea con spargimento di nube tossica e conseguente zombizzazione quasi istantanea delle maestranze, sventato sequestro nell’ambasciata americana (perche’?) da parte della stessa squadra speciale che poi deve attraversare la giungla per raggiungere la suddetta centrale, salvando nel frattempo una troupe di reporter d’assalto che ai aggrega alla spedizione …
 
Fa da contraltare un’ipertrofica parte ambientata nella giungla, che scimmiotta chiaramente le situazioni di Zombi 2 (c’è pure l’accenno alla religione degli indigeni) ma con infinitamente meno classe di Fulci, ed ulteriormente appesantita dall’inserimento di scene di vita selvaggia palesemente riciclate da quei documentari che davano la notte sulle emittenti private tra una televendita e un pornazzo (tra l’altro e’ ampiamente nota la presenza in Nuova Guinea di canguri, elefanti, coyote ... ).
Degna di menzione la scena in cui, prima di entrare in un villagio di indigeni, l’inviata MARGIT EVELYN NEWTON ci offre un primo piano assolutamente gratuito del suo topless, giustificato dal fatto che sarebbe l’unico modo per essere accolti pacificamente dalla tribu’ …
 
Nella presunta Assemblea dell’Onu, dove per ovvie ristrettezze di budget, i delegati presenti non sono mai piu’ di 5-6, le superpotenze si accusano reciprocamente. A dire il vero gli scranni sembrano piu’ quelli di Montecitorio, che Mattei abbia qualche amico onorevole? 
Comunque e’ tutto un complotto dell’Occidente ricco, che per risolvere i problemi della sovrappopolazione e della fame nel mondo ha creato il virus per far si’ che le popolazioni piu’ povere si eliminino da sole …
 
Il gore, particolarmente truculento, si basa su frattaglie di macelleria (la famosa pajata di Joe D’Amato) e il make-up degli Zombi e’ veramente brutto, anche se non rasenta i livelli di ridicolezza di “Zombi Horror – Le notti del terrore” di Andrea Bianchi.
 
Sono presenti vari elementi che si ripeteranno nella produzione matteiana successiva.
Un paio di scene schifosissime con topi anticipano una vocazione che trovera’ compiuta realizzazione nel successivo “Rats - Notte di Terrore”.
Il tema degli esperimenti nocivi della corporation anticipa “Terminator 2- Schocking Dark” [N.B. da non confondersi assolutamente con l’omonimo Cameroniano con Schwarzenegger, nonostante il titolo volutamente ingannevole e la tempestiva ri-uscita in sala pochi giorni prima dell’originale]
Nelle citate opere inoltre, e aggiungiamo anche in "Robowar – Robot da guerra" (misto di Robocop e Predator girato nelle Filippine), ricorre anche il gruppo assortito di eroi in missione in un ambiente ostile, forse a causa della mancanza di veri attori cui affidare ruoli da protagonista.
Due parole infine sulla colonna sonora dei Goblin riciclata da BUIO OMEGA di JOE D'AMATO.
 
Contende la palma del piu’ brutto film di Zombi alla citata pellicola di Andrea Bianchi e al successivo Zombi 3 di attribuzione incerta tra lo stesso Mattei e Fulci (che abbandono’ le scene a meta’ lavorazione). Decisamente per amanti del trash.
 
 
 
 
P.S. un aneddoto: una volta Mattei, ad un giornalista che gli chiedeva se avesse mai filmato un lebbroso per risparmiare sul make-up, rispose: <<No, pero’ mi ha dato una buona idea>>
 
postato da: antropophagus alle ore 23:13 | link | commenti (4)
categorie: recensioni, cinema, trash, horror, bruno mattei
giovedì, aprile 19, 2007

Tutte le donne della mia vita
(regia di Simona Izzo, Italia, 2007)


Premessa: la Izzo non ci sta particolarmente simpatica, ma per stavolta se la cava.
Come regia non ha assolutamente nulla di nuovo da dire: solita steady, solita fotografia digitale un po’ scura, soliti primi piani dei volti durante i dialoghi, solita musica tesa per esaltare i passaggi salienti, montaggio consueto (queste considerazioni derivano da spunti appresi negli interessantissimi seminari del Contenebbia). Il ritmo però è scorrevole e non annoia.
Permangono perplessità per l’operazione donna che indaga l’animo maschile (soprattutto quando è la Izzo). Ovviamente lo stesso pensiamo quando registi uomini tentano l’operazione speculare, anche se forse qualcuno ogni tanto ci riesce. Sarebbe interessante un confronto con le nostre lettrici.

Luca Zingaretti, smessi i panni di Montalbano ed irriconoscibile per buona parte del film grazie ad un parrucchino alla Lucio Dalla, è uno chef di successo, anche grazie alla corte dei miracoli che lo accompagna sul lavoro e nella vita privata: abbiamo il giapponese (Yamanouchi), la zdaura, l’ex carcerato (Benigno), il gay …

La sua arte culinaria trae ispirazione anche dalle donne, che immancabilmente si arrendono al suo fascino irresistibile (anche se dubitiamo che approcciando ognuna dicendole che si chiama come la mamma otterremmo i suoi stessi risultati, forse lui lo dice meglio ).

Queste storie pero’ finiscono sempre piu’ o meno bruscamente, e ad ogni cambio di donna corrisponde un cambio di posto di lavoro, salvo inconvenienti.

A seguito di un incidente durante un’immersione nel mare di Stromboli viene ricoverato in una cella iperbarica e ha modo di ripensare ai propri trascorsi sentimentali, mentre le sue donne (mamma compresa, da buon italiano) accorrono ad assisterlo.

Seguira’ svolta finale con ritorno alle origini, tra storie d’amore irrisolte, vite che si intrecciano e rivelazioni di paternita’ biologiche che lasciamo scoprire allo spettatore.

 
Ovviamente la professione del protagonista offre l’estro per il product placement di ogni sorta di olio, vino, tartufo e specialità enogastronomica di lusso (la sfilza di sponsor nei titoli di coda è interminabile). C’è anche una sequenza, assolutamente inutile nell’economia della narrazione, ambientata in un angolo di strada a Torino dove tutte le automobili inquadrate sono FIAT ultimo modello (Panda, Grande Punto, Croma) con logo bene in vista
J .

 
Cast:
Tra le bellezze amate dal protagonista Vanessa Incontrada è meravigliosa (e recita bene, ma lo sapevamo già). Rosalinda Celentano, più femminile del solito, ha un fascino inquietante, ed è l’amica-confidente con cui mantiene i contatti mentre va con le altre.

Si rivede anche Jane Alexander. Bellissima Elena Bourika, già vista in “The torturer” di Lamberto Bava, anche se la recitazione lascia un po’ a desiderare.

Troppo superficiale e da macchietta il personaggio di Michela Cescon, psicopatica ipocondriaca e  farmacodipendente che rimorchia un ragazzino piu’ giovane in chat.

Ricky Tognazzi, forse a causa della Izzo, è spento quanto basta per la parte dell’eterno secondo, già subalterno del protagonista sul lavoro e suo “successore” nelle ricette e in un paio di storie d’amore.

Notevoli anche i comprimari e caratteristi trash: Francesco Benigno, con la sua paurosa involuzione dal cinema “impegnato” di “Mary per sempre” all’immortale “Minchia mi attizzi!” in “Anni ’90” di Enrico Oldoini (N.B. e NON dei Vanzina!) giù giù fino all’Isola dei Famosi; Hal Yamanouchi, vecchia gloria di postatomici e horror italiani di serie B, diavolo in “Joan Lui” di Celentano e presente anche nel fallimentare “Tutti gli uomini del deficiente” della Gialappa’s.

La mamma è impersonata da Lisa Gastoni, alias Jane Fate, sex symbol tra gli anni ’60 e ’70 (“La seduzione” di Fernando Di Leo) che esordì assieme a Franco Nero nei fantascientifici di Antonio Margheriti – Anthony M. Dawson dai titoli mitici tipo “I diafanoidi vengono da Marte”.

Colonna sonora di Morricone che non sapevamo essere autore delle musiche del classico di Mina “Se telefonando” che accompagna la svolta finale e i titoli di coda (le parole invece sono di Maurizio Costanzo). Ci sono anche 2 insipide canzoni di Nek.

Giudizio finale: niente di memorabile, ma va bene per un po’ di evasione.
E comunque andiamo a fare un corso di cucina, non si sa mai 

postato da: antropophagus alle ore 18:41 | link | commenti
categorie: recensioni, cinema, la finestra sul mercato
domenica, aprile 15, 2007

Omaggio a un grandissimo



Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio
(15 febbraio 1898 -  15 aprile 1967)


Come sapranno ormai tutti, oggi ricorreva il quarantennale della morte di Totò.
Non vogliamo semplicemente accodarci al coro di coccodrilli. La sua figura ci pare emblematica di un certo modo di intendere il cinema.
 

UN MARTIRE DEL CINEMA DI GENERE.

Infatti per quasi tutta la sua vita e' stato disprezzato dalla critica: i suoi film, che sfornava al ritmo di anche 12 all'anno, erano chiamati "totoate", ma lui non se ne curava.
Anzi raccontava LUCIO FULCI, assistente del mitico STENO (alias Stefano Vanzina, che ormai dovreste sapere essere padre dei micidiali fratelli), uno dei registi col quale il Principe della risata lavorava e amava lavorare piu' spesso, che Totò si divertisse molto a leggere le stroncature del giorno dopo l'uscita.
La rivalutazione arrivò, sul finire dalla vita e della carriera, dopo l'interpretazione di due film di PASOLINI (un altro dei nostri autori preferiti,  che si conferma un genio per essere riuscito a far intrepretare parti frammatiche al piu' grande comico del secolo scorso), "Uccellacci e uccellini"  e "Cosa sono le nuvole?"  Poi, dopo la morte, la consacrazione ai livelli attuali.
Troppi e indimenticabili i titoli interpretati, per questo ricordo frettoloso.

Grazie, Principe, per tutte le risate che ci hai regalato e ancora ci regali.

Per approfondimenti: filmografia su IMDB, voci su Wikipedia e Google.
postato da: antropophagus alle ore 21:49 | link | commenti (1)
categorie: eventi, commedia, biografie, totò

Le "creature" di Sam Raimi (parte prima)



L'Uomo-Ragno ha avuto numerose trasposizioni cinematografiche piuttosto deludenti per il pubblico fan delle striscie di Stan Lee - anch'io ricordo l'amarezza per la povertà di effetti speciali di "The amazing Spider-man" un film del 1977 per la televisione amerikana e proiettato nelle nostre sale - fino al revival degli ultimi anni ch'è supportato degnamente dalla computer-grafica.
E' imminente nelle sale cinematografiche l'episodio n. 3 della saga diretta da Sam Raimi, nel quale Peter Parker dovrà affrontare un numero di nemici e - soprattutto - se stesso.
La carta in più per l'adattamento in celluloide delle storie di questo super-eroe marvelliano, è proprio l'autore nato a Royal Oak nello stato del Michigan : regista, ma anche ha scritto il soggetto e la sceneggiatura di questo film.
Forse è azzardato descrivere come "indipendente" un fenomeno da cassetta che sbanca i botteghini con centinaia di milioni di dollari per ogni pellicola distribuita, ma senz'altro Raimi è un'eccezione perchè ha portato nel grande business di Hollywood il modus operandi dei cineamatori creativi e - con illuminata intelligenza - l'ha saputo integrare con le risorse tecnologiche degli studios importanti.
Un "artigiano" del cinema che produce, dirige, recita, scrive, fa il casting e s'è anche occupato degli effetti speciali : nel data-base imdb  ci sono ben sette repertori diversi dedicati ad altrettante discipline dell'ottava arte. E' insomma un "autore" nel senso pieno del termine dato dal nostro maestro Pupi Avati - vedi la presentazione del cartaceo de "La seconda notte di nozze" - e merita un'analisi dettagliata delle numerose opere realizzate.
S'è imposto nel mondo - e anche in italia - con l'horror "La casa" del 1981 (ricordo una mitica proiezione ad Igea Marina sulla riviera romagnola, in un'arena all'aperto ch'è oggi è tristemente chiusa) ed un budget di soli 300.000 dollari ma già erano visibili i "segni" caratteristici del suo cinema ovvero : la fotografia oscura e "fangosa", le storie gotiche, l'iniziazione dei personaggi a nuove esperienze ed un veloce e mai pesante "humour" anglosassone spezza-tensione.
L'industria dell'horror sbanca periodicamente con prodotti quasi-amatoriali e voglio ricordare "The blair witch project" (1999) di Daniel Myrick e Eduardo Sanchez - è ancòra attivo il sito ufficiale - ch'è un patchwork di testimonianze diverse registrate su pellicola e cassetta : ancòra un nastro - questo musicale - ascoltato imprudentemente dai ragazzi che si ritirano nella casa nel bosco - ricorrono gli archètipi del genere come gli "adolescenti" e le leggende nel "bosco" - è l'origine delle loro disgrazie.
La serie de "La casa" avrà altri due capitoli ufficiali - "La casa 2" (1987) e "L'armata delle tenebre" (1992) - ed in italia avrà ben 5 seguiti non-ufficiali (forse nemmeno autorizzati) allestiti dalla rustica produzione nostrana, che poteva contare su buoni artigiani del cinema-horror : il primo episodio-spaghetti è "La casa 3 - Gosthouse" del 1988, di Umberto Lenzi .
Le schede di Wikipedia dedicate alla trilogia de "La casa" sono organizzate molto bene e riportano anche curiosità sulla produzione dei singoli episodi.
La duttilità gli permise di maneggiare il primo fumetto della sua carriera e di farne un capolavoro assoluto : "Darkman"  mostra uno straziante - e straziato dall'esplosione del proprio laboratorio - Liam Neeson nei panni dello scienziato Peyton Westlake ch'è un "personaggio grande" e romantico, degno dei classici della letteratura fantastica come il "Frankenstein" di Wollstonecraft Shelley ed è magistralmente affrescato e narrato da Raimi (qui ancòra soggettista e co-sceneggiatore). Ennesima dimostrazione che qualunque materiale - anche quello seriale ch'è "povero" e disprezzato dalla critica seriosa - nelle mani giuste può essere plasmato e gli elementi di valore possono essere esaltati.

Spider-man come mai si è visto

Come nello "Spider-man" raimiano, che ho apprezzato nonostante io non sia un fan del fumetto.
I voli del "ragno" tra i grattacieli di New York (assistiti dalla computer-grafica) sono spettacolari e riproducono quello che noi piccoli lettori marvelliani sognavamo quando leggevamo gli albi dell'Editoriale Corno : anch'io leggevo le storie seriali dei super-eroi, che poi ho ripudiato per il fumetto d'autore - Frank Miller ma anche alcuni europei - ed infine i manga.
Le torri gemelle del World Trade center erano rappresentate nel trailer, eppoi sono state fatte sparire per rispetto degli oltre 3.000 morti nella tragedia la cui interpretazione è ancòra aperta.
Willem Dafoe  è un perfetto Norman Osborn / Goblin combattuto tra ambizione personale ed etica (poi sopraffatto dalla prima ma anche dal "sistema") capace di dare luci ed oscurità al manager-inventore di nuove tecnologie.
Kirsten Dunst  è la figlia dei vicini di casa - Mary Jane Watson - una ragazzaccia dal cuore d'oro che ha un debole non confessato per Tobey Maguire  / Peter Parker / L'Uomo-Ragno l'imberbe studente di chimica un po' nerd, ma nel frattempo dà la lingua in bocca - e fa pure altro - ai bulli del quartiere. Casting perfetto e blasonato, ogni faccia è al suo posto.
Raimi ha modificato la storia originale in molti dettagli, per rendere più "realistiche" - ovvero più coerenti - le situazioni. La morale è che i super-poteri non risolvono i problemi del mondo (ch'è e rimane troppo complesso) e questo umanizza il super-eroe innestandone le gesta nella società ch'è sempre mossa da sentimenti di segno opposto e dai vizi capitali : il desiderio sessuale per la ragazza più sfacciata, i litigi domestici che sfociano in violenze fisiche, la frustrazione di un figlio alla ricerca dell'amore paterno, la sete di vendetta per lo zio assassinato da delinquenti comuni, i bilanci aziendali che tagliano progetti brillanti e posti di lavoro, l'uccisione del padre del migliore amico.
Lo spettatore in cerca di un tranquillizzante lieto fine non ne uscirà soddisfatto : anche se l'eroe porta al successo tutte le sue missioni d'azione, l'ambiente umano nel quale continuerà a vivere è ulteriormente inasprito e nuove grane si delineano all'orizzonte della serie.
Rendere "verosimile" il fantastico è la sfida più grande per un autore di cinema e Sam Raimi - oggi riconosciuto "maestro" oltre i limiti del genere - continua a deliziarci con le sue opere fatte di effetti speciali e soprattutto tanta sostanza - non solo pomodori per gli "splatter" - maledettamente simile al "quotidiano" da noi vissuto.



E ora un po' di sterile nozionismo a cura della Redazione

  1. In parzial dissenso col Bufalo, consideriamo Raimi un po' un venduto, per il passaggio da piccolo artista indipendente, inventore di nuove tecniche di ripresa per supplire alla carenza di mezzi, ad autore di blockbuster hollywoodiani tutti effetti speciali (anche se con uno stile notevole, come scritto dal Bufalo). Insomma non un duro e puro come il mitico Aristide Massaccesi - Joe D'Amato, che molto prima  della steady girava con un imbracature che gli sorreggeva la telecamera
  2. A proposito di Joe D'Amato, e' proprio lui l'ispiratore (come produttore) della serie di sequel apocrifi de La Casa. A sua parziale discolpa va detto che il titolo internazionale della serie La Casa e' Evil Dead, quindi il film da noi noto come L'armata delle tenebre e' in realta' Evil Dead 3. Comunque vogliamo segnalare "La Casa 4 - Witchcraft", che puo' vantare un cast "stellare" che comprende David Hasselhoff (Supercar, Baywatch ma anche Star Crash di Luigi Cozzi) e Linda Blair, la protagonista  de L'Esorcista di William Friedkin. Gli episodi numero 6 e 7 pero'  sono di produzione straniera.
  3. The Blair Witch Project (BWP), che ai tempi fece epoca per il colpo mediatico del finto documentario (vedi il bel saggio di Antonella Fulci "La vera storia della strega di Blair" edito da Fanucci), non fa che riprendere l'idea gia' utilizzata nel 1980 dal mitico Cannibal Holocaust di Ruggero Deodato, il piu' nasty dei cannibal movies (censurato in 50 paesi, l'autore fu condannato a mesi 4 di galera con la condizionale).
postato da: antropophagus alle ore 14:25 | link | commenti (5)
categorie: biografie, sam raimi
domenica, aprile 01, 2007

Lo strano vizio della Signora Wardh
regia di Sergio Martino
(Italia/Spagna, 1970)



con: Edwige Fenech, George Hilton, Ivan Rassimov, Alberto De Mendoza, Cristina Airoldi, Carlo Alighiero, Bruno Corazzari.

Oggi cominciamo a trattare un genere ormai dimenticato ma che ha fatto epoca negli anni '70, il giallo all'italiana.

Recensione tratta dal Il Mereghetti - Dizionario dei film, con alcune note e link nostri:

"Vienna: Julie Wardh (Fenech), sposata con un riccone (De Mendoza), lo tradisce con il prestante George (Hilton) ed e'  tormentata da un suo ex amante (Rassimov) col quale faceva giochi sadomaso [N.d.R. notevoli i flashback dei loro incontri].  Sara' lui  il serial killer che sta facendo strage di belle donne? Fusione di due filoni (il giallo  erotico-coniugale stile Il Dolce corpo di Deborah e il thriller ad alta tensione stile L'uccello dalle piume di cristallo), da cui nascera'  un sottogenere che farà la fortuna dei fratelli Martino (Luciano è il produttore [N.d.R. ai tempi era legato alla Fenech anche sentimentalmente]).
In questo caso reggono sia la parte erotica (con la Fenech assai polposa [N.d.R. c'e' anche una delle prime scene di doccia]) sia quella di paura, elegante e inventiva: tant'è che la scena del parco deserto verrà imitata da Argento in 4 mosche di velluto grigio. La sceneggiatura e' di Edoardo Maria Brochero, Ernesto Gastaldi e Vittorio caronia; e la raffica di sorprese finali funziona meglio che in altri casi. Musiche di Nora Orlandi."


Alcune curiosità sul film:
Ma sopratutto ci preme sottolineare che nella sua lunga carriera (tuttora in corso) LUCIANO MARTINO, come potete verificare su IMDB, ci ha regalato, oltre a una miriade di commedie sexy, numerosi titoli che  hanno fatto la storia della cinematografia italica in svariati generi, come:
Volgiamo ricordare infine per la serie "Nomen Omen" che la Fenech e' nata in una citta' dell'Algeria che si chiamava Bona (sic!), ora Annaba


postato da: antropophagus alle ore 12:02 | link | commenti (4)
categorie: recensioni, cinema, sergio martino, thriller erotico